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Chiese
Il Santuario di Santa Maria della Foce
Dopo una sua visita a Foce nel 1949, l'insigne archeologo Amedeo Maiuri così scriveva: " La chiesa di Foce è fra le più nobili della Campania, perché racchiude le memorie più eroiche e gentilizie della contrada".
Il santuario, le cui origini si fanno risalire al VI /VII secolo d. C., sorge nella frazione di Foce, una zona amena e molto interessante sotto il profilo archeologico e paesaggistico.
Gli storici Siani e Fischetti ci informano che il tempio "era fortezza, in tempo di guerra, e chiesa, in tempo di pace".
Intorno al mille una disastrosa alluvione sommerse l'antico tempio che fu riedificato nel 1134 da San Guglielmo, invitato a Sarno (per fondare un monastero ed una chiesa) dal vescovo Pietro e dal conte Enrico di Riccardo, il quale "gli donò, presso le sorgenti della Foce, un'abitazione con una vasta tenuta". La nuova chiesa, che aveva a un lato anche alcune celle per i frati, fu dedicata alla Madonna dell'Assunta o a Sant'Angelo. "Officiata dai monaci di Montevergine e, successivamente, dai Canonici della Cattedrale, fu poi affidata alle cure dei Padri Conventuali di San Francesco (1576), dopo che questi furono allontanati dal convento cittadino".
Nel 1930 il guardiano del convento, padre Aurelio Balzani, iniziò importanti lavori di ricerca e di restauro, che nel 1937 portarono alla luce l'antica chiesa; ad essa si accede attraverso un cancello in ferro battuto che si trova a sinistra, subito dopo l'ingresso dell'attuale chiesa, alla quale è sottoposta per circa 4 metri.
"Vi si scende per una scala di una quindicina di scalini. Il portale d'ingresso è costituito da un bell'arco romano, in pietra tufacea intagliata. Esso dà su di un breve pianerottolo e poi immette in una specie di piccolo vestibolo, la cui volta è sostenuta da quattro colonne di granito tozze e pesanti, con capitelli di vario stile".
Nella chiesa sono custodite le tombe di illustri personaggi e combattenti antichi: Gualtieri III, conte di Brienne (1205), Simonetto di Castel di Ieri, capitano di ventura (1460), Vincenzo di Muzio Tuttavilla, conte di Sarno (1594), e tanti altri di cui si ignorano i nomi.
Degni di rilievo sono: un altare di marmo policromo, tre affreschi databili tra la fine del 1200 e il principio del 1300, costoloni e fregi in perfetto stile gotico, come l'altare in marmo dello stesso stile, fatto costruire da padre Aurelio.
Nel 1500 la chiesa fu sepolta da una seconda disastrosa alluvione e nel 1520 il vescovo Beltrando fece costruire, a fianco della prima, ma sopraelevata, una nuova chiesa con un campanile alto 50 metri.
Dopo la terribile eruzione del Vesuvio del 1631, mons. Stefano Sole di Castelblanco, non potendo riparare la chiesa gravemente danneggiata, diede inizio alla costruzione dell'attuale chiesa, che fu consacrata solennemente dal vescovo De Pace nel 1720 e riaperta alla carità dei fedeli.
Tra il 1726 e il 1775 vengono costruiti l'altare monumentale col tempietto in marmo finissimo, ricco di intarsi, e la magnifica balaustrata in marmo policromo intarsiato.
Nel 1937 viene abbattuto il vecchio campanile pericolante e due anni dopo si gettano le fondazioni del nuovo campanile (alto 40 metri, con rosoni, bifore, trifore e colonnine in un miscuglio di stili) che viene benedetto dal vescovo Fenizia nel 1950.
Nel 1959 il vescovo Vozzi eleva il santuario a parrocchia e primo parroco ne è il francescano padre Lino Giuliano(1961).
Nel 1970 l'annesso convento si arricchisce di un grande salone, mentre nel 1971 la facciata della chiesa è abbellita da un artistico rosone, nel quale è incastonata l'effigie in ceramica della Madonna.
I locali del convento hanno ospitato per parecchi anni il Museo archeologico della Valle del Sarno, con un'interessante raccolta di reperti . La chiesa, ad una sola navata, è ampia e luminosa; sull'altare maggiore spicca il solenne trono marmoreo con la statua dell'Incoronata col Bambino.
A destra vi sono quattro cappelle con altrettanti altari marmorei, a sinistra due cappelle con due altari di marmo; statue, dipinti e decorazioni parietali di varie epoche adornano il tempio, che di recente è stato totalmente restaurato all'interno e nella facciata.
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