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Chiese
La cattedrale fu fondata nel 1066 dal vescovo Riso che scelse la sede in luogo salubre -Episcopio- fuori della giurisdizione del conte e lontano dai pericoli delle invasioni barbariche.
Egli la innalzò sulle rovine di un'altra antica chiesa dedicata a San Michele Arcangelo.
L'attuale sontuosa, imponente e bella cattedrale fu voluta dal vescovo successivo Mons. Stefano Sole di Castelblanco il quale in pochissimi anni la ricostruì dalle fondamenta.
Successivamente Mons. Nicola Antonio de Tura, completando l'opera del Castelblanco, arricchì la chiesa di un grande tesoro la "QUADRERIA", una serie di pregevoli dipinti dovuti all'arte ed al genio creativo di Angelo e Francesco Solimena (XVII secolo), originari di Nocera e di Carlo Tucci di Gravina, i quali in diversi anni di lavoro decorarono la soffitta a cassettoni con scene che rappresentano le apparizioni dell'Arcangelo San Michele.
La prima tela rappresenta "la peste di Roma": dal cielo cupo e chiuso non viene più acqua, animali e persone muoiono per sete. Una processione raggiunge la Basilica di San Pietro, un raggio di luce squarcia il cielo e appare un'angelo che ripone la spada insanguinata. E la peste cessò.
In alto si ammira l'Arcangelo al centro il Papa e lo stendardo della Madonna, in basso morti e moribondi.
Il secondo quadro rappresenta l'intercessione dell'Arcangelo a favore delle anime del Purgatorio. Anche in questo quadro si distinguono tre scene: la prima in basso, tra le fiamme le anime purganti; la seconda l'Arcangelo che presenta un'anima a Dio; più in alto è la SS. Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo.
Il terzo quadro ricorda la strage dei soldati di Sennacherib (Re d'Assiria assassinato secondo la Bibbia dai propri figli; Dante lo cita nel XII canto del Purgatorio tra gli esempi di superbia punita), che, disprezzando i doni del profeta Isaia marciava contro Gerusalemme. In uno scorcio prospettico si vede l'angelo della giustizia di Dio che scende dal cielo, e, in basso, la massa dei soldati massacrati.
Lo scrittore ed artista sarnese Francesco Paolo Pace disse che "in quei quadri gli artisti trasfusero l'anima loro, sono grandi nei nudi, sono mirabili ed inarrivabili nel colorito e nella bellezza dei personaggi".
A cavallo del 1800 e 1900 Mons. Giuseppe Izzo ornò la chiesa con pavimento di marmo e la dotò di confessionali e sedili in legno nonché di nuovi parati serici.
Nello stesso periodo per volontà del medesimo presule viene restaurata con finezza da Gaetano Sorrentino, un artista di indiscutibile valore, la Cappella di San Michele dove è custodita la prodigiosa immagine dell'Arcangelo ed il prezioso reliquario.
Degno di essere ammirato è anche il coro in legno con la magnifica cona che si trova sul Presbiterio.
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